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venerdì 24 febbraio 2012

Inter. Dopo Marsiglia occorre giungere in fretta sull'altra sponda

L'Inter che mai come in questo periodo si è avventurata nell'esplicazione dell'inerzia, si vede costretta ad abbandonare le quiete sponde del suo modello attuale per passare sulla sponda opposta della sua idea di calcio.
Osservando come le passioni (indimenticabili ricordi di gloria, malsano attaccamento ad atleti ormai vetusti) lavorano dentro la squadra, l'Inter capisce ( anche se fa fatica ad ammetterlo) che bisogna passare, il più in fretta possibile sull'altra sponda della passione, per non limitarsi a subirne l'effetto, ma per essere padrona del patimento e dunque della consapevolezza della propria pochezza.
Osservando in quale misura le abitudini la dominano, l'Inter vede bene che sarebbe decisivo giungere sull'altra sponda delle male-abitudini per non limitarsi ad essere posseduta ma possederle e quindi disattivarle.
E osservando, infine, che la sua psiche ( sia della società che della squadra) è popolata da idee confuse, comincia a capire ( si spera) quanto auspicabile sarebbe giungere, in tempo sull'altra sponda rispetto a questa baraonda di idee, proprio per non limitarsi semplicemente ad essere afflitta da pensieri altrettanto disordinati e inconcludenti, ma per sviluppare idee logicamente stabili. Il pensiero infatti, inizia quando cessa la pagliacciata della inadeguatezza.
Prima di cambiare direzione però l'Inter dovrebbe chiedersi a quale tipo di calcio anela e quali siano le risorse per attuarlo.
Questo cambio di sponda costituisce l'indispensabile programma etico in tutte le attività che Platone riassume con il neologismo "filosofia".
Quale deve essere dunque la nuova "filosofia dell'Inter?
Il termine filosofia, contiene senza dubbio un riferimento nascosto alle due principali virtù atletiche. Esso rimanda da una lato all'etteggiamento aristocratico della "filotimia", l'amore per la time, la fama gloriosa attribuita ai vincitori nelle gare; dall'altro lato rimanda alla "filoponia", ovvero l'amore per il ponos, la fatica, l'onere, lo sforzo.
Non per nulla gli atleti si richiamavano a Eracle, come loro patrono, colui che aveva compiuto le dodici fatiche, praticamente quattro volte il triplete.
Ma all'Inter lo conoscono Eracle?

lunedì 4 aprile 2011

Napoli vs Lazio. L'esistenza come possibilità.

Ciò che costituisce il segno dell'opera di Kirkegaard è l'aver cercato di ricondurre la comprensione della partita del San Paolo, che ha visto il Napoli contro la Lazio, alla categoria della possibilità (del Napoli di vincere lo scudetto) e di aver messo in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilità come tale (lo si è visto quando con due goal di passivo, il Napoli ha dato l'impressione dello sbandamento preso dalla paura di osare).

Kant però aveva già riconosciuto a fondamento di ogni potere umano una possibilità reale o trascendentale, ma di tale possibilità egli aveva messo in luce l'aspetto positivo che ne fa una effettiva capacità umana, limitata bensì, ma che ritrova nei limiti stessi la sua validità e il suo ingegno di realizzazione.

Così il Napoli, nello scontro Kant vs Kirkegaard, ha fatto il tifo per Kant, operando una strepitosa rimonta che lo ha portato alla vittoria per 4 a 3. Lo scudetto? Si può, ci sono possibilità.