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sabato 23 gennaio 2010

Ronaldinho



SOCRATE: Che la giornata ti arrida Ronaldinho, come già, ne sono sicuro, ti ha arriso la notte.

DINHO: Buona giornata anche a te, Socrate. Ti porto i saluti di Socrates, ex Fiorentina, un tuo parente.

SOCRATE:
Sì, figurati. Comunque i parenti è meglio averli lontani, sia nello spazio che nel tempo. Mi ricordo che un giorno sono venuti i cugini di Santippe, mia moglie, ed è stato un grande disastro. Un casino indescrivibile. Un rumore! Pensa che un cognato ha suonato i bonghi per tutta la giornata. Te lo immagini? E mia moglie a dire: senti com'è bravo, senti che armonie da Parnaso, non come te che sei a zonzo tutto il giorno a perdere tempo con questi tuoi allievi a cui insegni so ben io cosa. Vedrai, finirai sotto processo per corruzione dei giovani e per empietà verso gli dei.

DINHO: Io piacerei moltissimo a tua moglie Santippe.

SOCRATE: Perché dunque, questa sicurezza?

DINHO: Perché anch'io suono i bonghi: me li porto persino nello spogliatoio del Milan, anche se adesso me l'hanno proibito, perché qualche mio compagno ha dato segni di nervosismo incontrollato. Per fortuna a casa li suono sempre. Perché la musica mi piace, ce l'ho nel sangue, specie quella delicata, quella colta, quella che ti mette in armonia con il mondo. E ai miei parenti piace.

SOCRATE: Ecco dunque a cosa servono i parenti. A sostenerti. A coccolarti. Sarà per questo che hai superato quel momento di svogliatezza e apatia che tanto aveva preoccupato il Milan. Parenti così sono preziosi. Ti nascondono le brutte cose. Per esempio non ti dicono che sei simpatico ma bruttino. Ti tacciono che sei chiamato il "dentone". Invece ognuno deve "conoscere se stesso" anche se non raggiunge quello che noi greci chiamiamo il kalokagatòs, cioè il "bello" e "l'armonioso".

DINHO: Ha ragione Platone, o Socrate, quando dice che sei come una torpedine di mare che intorpidisce chi la tocca: allo stesso modo getti il dubbio e l'inquietudine nell'animo di coloro che avvicini, come me, ora.

SOCRATE: E qual è il dubbio che ti avrei instillato?

DINHO: Di non essere bello e armonioso, di non essere kalokagatòs che per noi in Brasile è una parola un po' volgare. Di avere dei dentoni. Ecco perché non suono il flauto traverso, bensì i bonghi. E ti dirò che mi hai pure intristito. Adesso mi ha preso una saudade fortissima e non andrò ad allenarmi. Io voglio sentirmi amato e osannato.

SOCRATE: Per questo ti consiglio, visto il carattere roccioso che ti ritrovi, di suonare i bonghi nel condominio dove vivi con i tuoi parenti e vedrai che cagnara da Carnevale di Rio che scateni, e poi vai a rilassarti in campo a dar spettacolo, non con le mani, non con i denti, ma con i tuoi piedini ronaldinhi.