
Illustration by Franzi.
Mourinho ha portato a Bari una rosa completamente decimata o per infortuni o per indisponibilità: Eto'o, Materazzi, Muntari, Santon, Krhin, Stankovic, Chivu, Cambiasso. Già fuori rosa Vieira, Suazo, Mancini. Che Inter rimane? Alcuni di questi giocatori, segnati dal morbo, a Bari hanno giocato almeno per qualche minuto, ma il corpo dell'Inter così debilitato si è prestato alla famelica aggressività del Bari, squadra tutta gioventù, salute, velocità e turgidezze, messa in campo con tattico rigore. Anzi i rigori a suo favore sono stati due.
Shakespeare rivela nel modo più concreto e drammatico che ogni dramma non è che il riallestimento mimetico di un processo di capro espiatorio. Nella partita di Bari si è riprodotto il meccanismo catartico proprio di ogni tragedia, ma l'avvenimento si è preso apertamente gioco dello schema sacrificale: una vera e propria rivelazione dei valori di carattere che si nascondono anche dietro alla pestilenza. E così al culmine del flagello (l'Inter sotto di due gol) la peste, finalmente resa visibile, è stata di conseguenza esorcizzata dal suo stesso eccesso: la pestilenza è il morbo e insieme la cura. In pochi minuti Pandev e Milito pareggiano, entrambi soddisfatti di non essere finiti sull'altare dalla parte del capro espiatorio. Anzi Milito sale lui sull'altare di capocannoniere.











