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lunedì 18 gennaio 2010

BARI VS INTER. LA PESTE NELLA LETTERATURA E NELL’INTER.

Il tema della peste è onnipresente in letteratura. Lo troviamo nell'epica con Omero, nella tragedia con l'Edipo Re, nella storiografia con Tucidide, nella poesia filosofica con Lucrezio. La peste fa da sfondo alle novelle del Decameron di Boccaccio e a molti romanzi: basti pensare ai Promessi Sposi di Manzoni o alla Peste di Camus. E' un soggetto che attraversa tutti i generi, letterari e non, compreso quello calcistico. In questo momento il fenomeno interessa l'Inter, colpita come non mai da una terribile epidemia di defezioni.

Diego Milito
Illustration by Franzi.

Mourinho ha portato a Bari una rosa completamente decimata o per infortuni o per indisponibilità: Eto'o, Materazzi, Muntari, Santon, Krhin, Stankovic, Chivu, Cambiasso. Già fuori rosa Vieira, Suazo, Mancini. Che Inter rimane? Alcuni di questi giocatori, segnati dal morbo, a Bari hanno giocato almeno per qualche minuto, ma il corpo dell'Inter così debilitato si è prestato alla famelica aggressività del Bari, squadra tutta gioventù, salute, velocità e turgidezze, messa in campo con tattico rigore. Anzi i rigori a suo favore sono stati due.

Shakespeare rivela nel modo più concreto e drammatico che ogni dramma non è che il riallestimento mimetico di un processo di capro espiatorio. Nella partita di Bari si è riprodotto il meccanismo catartico proprio di ogni tragedia, ma l'avvenimento si è preso apertamente gioco dello schema sacrificale: una vera e propria rivelazione dei valori di carattere che si nascondono anche dietro alla pestilenza. E così al culmine del flagello (l'Inter sotto di due gol) la peste, finalmente resa visibile, è stata di conseguenza esorcizzata dal suo stesso eccesso: la pestilenza è il morbo e insieme la cura. In pochi minuti Pandev e Milito pareggiano, entrambi soddisfatti di non essere finiti sull'altare dalla parte del capro espiatorio. Anzi Milito sale lui sull'altare di capocannoniere.