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giovedì 7 gennaio 2010

MILAN VS GENOA. DE BEATA VITA.

La spice family è atterrata a Milano, lui al Milan, lei in Montenapo. Era già successo lo scorso anno. E così nelle Confessioni della Società Milan Calcio si affronta il tema della memoria e del tempo. La memoria concepita platonicamente come il ricettacolo dei principi primi della scienza calcistica (Esempio: principio della forma. Sarà Beckham il Beckham di prima? Sì, Capello in tribuna si leva tanto di cappello davanti agli assist precisi e geometrici dello spice boy) e del desiderio di felicità (Ah! Tornino i bei tempi del Milan vinci-tutto).
david & victoria beckham
Illustration by Franzi.

Il tempo concepito come distensione dell'anima, rivelazione del soggetto che coglie il passato attraverso la memoria (corro come a vent'anni, dice Ambrosini in una delle più strepitose partite della sua carriera, in cui fra l'altro si procura due rigori) che coglie il presente con l'attenzione (la gara si era messa in salita, ma valori tecnici e straordinaria bravura dei suoi solisti hanno tenuto sotto controllo la partita rifilando infine ben 5 gol al Genoa e subendone due) che coglie il futuro con l'attesa (ma infine qual è la distanza dalla capolista? Otto, sei cinque punti?).

Il Milan ha interpretato alla perfezione la teoria agostiniana della Beata Vita, dove ciò che conta è l'illuminazione (la creatività di gioco, l'originalità), l'importanza della volontà, il profondo senso della storia (la propria). Beata Vita che la spice family, ritornata a Milano (Victoria Beckham: I love Milano. David Beckham: I love Milan) chiamano Dolce Vita. E Milano ama i Beckham, soprattutto lei. Tant'è che alla fine della partita con il Genoa, tutti i tifosi milanisti, l'indice e il medio messi a V, con un'unica voce a gridare: Victoria, Victoria.