SOCRATE: Dimmi Ibra carissimo, il premio Aic che ti è stato assegnato come migliore calciatore straniero ha un significato importante per te?
IBRAHIMOVIC: Certo, Socrate. Mi gratifica molto essere stato votato il migliore.
SOCRATE: Sì, ma qual è esattamente il significato di migliore? Migliore come virtuoso, o come il più opportunista (si è sempre detto che sei un incorreggibile cambia bandiera) o come quello che fa più dracme?
IBRA: Credo di essere stato votato perché sono il più bravo.
SOCRATE: Ho capito, ma siamo d'accapo, cosa significa bravo? Il più bravo nel gioco, il più bravo ad approffitarsene, il più bravo a fare soldi?
IBRA: Ma fare soldi non è un delitto.
SOCRATE: D'accordo. Ma allora la menzione avrebbe dovuto essere "al più dotato nel fare finanza con i piedi", dando per scontato che con la testa ci riesci meno.
IBRA: Sia come sia, con il costo della vita oggi alle stelle, guadagnare bene non è una cattiva idea. Del resto non dimenticare che lasciando Moratti per la Catalogna mi sono decurtato lo stipendio.
SOCRATE: Sì, ma hai aumentato gli introiti pubblicitari. Vedi, caro Ibra, se essere il più bravo nel gioco porta anche a essere il più pagato e il più richiesto, allora essere il migliore vuol dire essere tutte queste cose insieme.
IBRA: Socrate, parli come un libro stampato.
SOCRATE: Non dirlo, nemmeno per scherzo. Io non ho mai scritto una riga in tutta la mia vita: sono contrarissimo alla scrittura. Tutto ciò che si sa sul mio modo di pensare l'ha scritto Platone. Ma dimmi Ibra, si dice che tu arrivato al Barcellona avresti preteso di guadagnare più di Messi non fosse che per una dracma in più. Di uno così, noi in Attica diciamo "che figlio di Atena".
IBRA: Mi sembra giusto, se sono il migliore devo essere pagato come il migliore.
SOCRATE: Ma se la virtù è la tua dote migliore, ciò significa che può essere pesata in dracme o in euro o in corone svedesi. E' come pesare l'anima.
IBRA: Sì. La mia anima pesa. E non 21 grammi come ci hanno raccontato al cinema.











