SOCRATE: Oh, Alessandro Magno, in questi agri momenti bianconeri in cui tutti gli apprezzamenti di valore, come l'umiltà, la rassegnazione, la rinuncia, vengono rovesciati, ti chiedo: ma tu che dieta segui?
DEL PIERO: Un regime di mantenimento.
SOCRATE: Vuoi dire di mantenimento del posto?
DEL PIERO: Esatto. A dire il vero mi nutro anche di timballi di risentimento, una pianta che coltivo personalmente nei campi elisi della Juve. Se penso che sono il migliore, il capitano, il Magno come dici tu, non mi sento per niente valorizzato.
DEL PIERO: Sì. Ma quando dicevo Magno intendevo riferirmi alla tua voracità le cui conseguenze, poi, correggi con le acque della salute.
DEL PIERO: Socrate: ascolta si fa sera, e io devo seguire la mia filosofia dell'eterno ritorno. L'eterno ritorno a casa intendo, dove mi aspetta la mia metà e l'uccello parlante dell'acqua Uliveto.
SOCRATE: Questa faccenda dell'uccello che ti segue ovunque, non pensi che danneggi la tua immagine?
DEL PIERO: No, perché è l'unico con cui posso parlare e lui mi racconta di voli, planate e anche fatti più piccanti data la sua versatilità nel campo erotico.
SOCRATE: Alessandro, raccontami perché nella partita con la Lazio, quando hai segnato su rigore, per altro dubbio, hai gioito smodatamente. Di solito tiri fuori la lingua. Stavolta hai dato l'impressione di tirare fuori gli attributi.
DEL PIERO: Ho gioito come omaggio smodato ai tifosi che se lo meritano un Del Piero così.
SOCRATE: D'accordo, però Zarathustra insegna a essere fedeli alla terra.
DEL PIERO: Cosa vuoi dirmi, di andare a zappare?
SOCRATE: Ma no, intendevo dire di stare con i piedi per terra. Di renderti conto del tempo che passa. Di concepire il divenire come una cosa completamente diversa da ciò che è stato.
DEL PIERO: Ma di cosa blateri vecchiaccio indagato. Non vedi che sono sempre io il migliore? Lo dice anche il mio uccello.











