
Illustration by Franzi.
In campo con il Napoli, per la Coppa Italia, la Juve si presenta con la testa, il cuore e i piedi a posto, dimostrando di sapere ancora giocare a calcio. Magico persino Diego che ha dimostrato non solo con il gol, ma anche nel gioco in generale di essere Diego. Magicissimo Del Piero con i suoi primi due gol stagionali. Supermagico Ferrara che alla serata infestata da tifosi malmostosi ha accordato alla partita un’importante funzione mediatrice fra le potenze disposte nei diversi piani dell’essere
(Bettega, la dirigenza, l’ombra massiccia di Hiddink sullo sfondo), percorsi da correnti di energie simpatiche.
La riscoperta da parte della Juve di un rigoglioso interesse per la magia (lo dimostra l’annientamento del Napoli che si porta a casa, nel celebre golfo mistico di Partenope, tre gol che sembrano proprio lo scioglimento di una fattura), si cementa saldamente con gli studi di antropologia (l’elemento giocatori), di alchimia (formule su formule di gioco), di medicina (speriamo che finisca questo affollamento in infermeria).
Magia bianca, magia nera, i colori della Juve con il loro neopitagorismo, ermetismo e gnosticismo danno appuntamento all’Inter di Mourinho.











