BADGE — diffondi il pensiero calciosofico.

Facebook

Franzi ti invita a diventare fan di

domenica 3 aprile 2011

Milan vs Inter. Elementi di illuminismo milanese.

È stato il derby numero 276 a ispirare al milanesissimo Pietro Verri il suo celeberrimo Discorso sull'indole del piacere e del dolore. E già dire piacere e dolore sappiamo già a chi si riferisce.

Piacere per il Milan che batte limpidamente per 2 a 0 l'Inter e Leonardo (definito il Giuda interista). Il dolore, ma poi mica tanto, per l'Inter e Leonardo battuti limpidamente 2 a 0 da un Milan pimpante, determinato, spesso cattivo (era necessario caro Gattuso andare a insultare pesantemente con volgarità Leonardo dopo il primo gol?).

Vediamo: Verri sostiene il principio che tutte le sensazioni piacevoli e dolorose dipendono, oltre che dall'azione immediata dei goal sugli organi corporali, dalla speranza e dal timore.

La dimostrazione di questa tesi è fatta dapprima per ciò che riguarda il piacere e il dolore morale, riportati a un impulso dell'anima verso l'avvenire. Il piacere di Allegri che ha trovato un teorema vincente deriva per esempio dalla speranza dei piaceri che lo aspettano in avvenire (primo fra tutti lo scudetto), dalla stima e dai benefici che il suo agire gli apporterà. Il dolore (dell'Inter) è similmente il timore dei dolori e delle difficoltà future.

Ora, poiché la speranza è per l'uomo la probabilità di vivere nel futuro meglio che nel presente, essa suppone sempre la mancanza di un bene ed è perciò il risultato di un difetto (ma quanti ne ha questa Inter!), di un dolore (il mai dimenticato Mourinho), di un male (assenza di un disegno tattico convincente).

Il piacere morale non è che la rapida cessazione del dolore (per esempio per il Milan, l'assenza di Ibra e vincere lo stesso).
Insomma, come per quasi tutti i derby (tranne quelli che finiscono in parità) piacere e dolore sono in agguato, amplificati all'infinito.

lunedì 21 marzo 2011

Napoli vs Cagliari. Il fato ininfluente.

Non vi è un fato che regga la storia e non v'è un ciclo sul quale esso si ripete.

Il Napoli non batteva il Cagliari da decenni, forse mai da quando entrambe le squadre giocano in serie A. Dunque destino fatale? No. Perché il processo della storia si articola secondo il mobile gioco della volontà umana (soprattutto quella di Lavezzi e Cavani) e delle condizioni obiettive nelle quali si dispiegano.

Se non tutto nella storia è razionale, se vi è una casualità, ciò è dovuto, come ha chiarito il Diano, alla provvisoria incapacità del progetto di tener conto di tutti i fattori e di tutte le circostanze (in questo senso l'assenza obbligata di Lavezzi per tre turni è stata determinante per un profondo danno al Napoli).

Bene, tanto per dimostrare che il fato non comanda sui campi di calcio, compreso quello così scaramantico del San Paolo, il Napoli batte il Cagliari e si porta a meno tre dalla vetta e a meno uno dall'Inter.

Il Napoli è dunque impegnato più che mai a comprendere il suo passato e il suo presente e pertanto avviato a controllare il suo futuro radioso. C'è nell'aria lo spirito dello scudetto.