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giovedì 10 febbraio 2011

Pazzini



SOCRATE: Pazzo, pazzo Pazzini, risponde a verità quello che si dice nell'agorà e cioè che quel bonaccione di Erasmo da Rotterdam ha dedicato a te il suo celeberrimo "Elogio della Pazzia"?

PAZZINI: Mi lusinghi Socrate, ma non è così perché Erasmo ha dedicato il suo encomio alla stoltezza. La mia è tutt'altra cosa. Mi chiamano pazzo solo perché il mio nome è Pazzini.

SOCRATE. Sì d'accordo, ma il fatto che tu sia approdato alla pazza Inter, che in fatto di pazzia non è seconda a nessuno, la dice lunga di quanto ci sia di vero nel destino insito nel nome delle persone.

PAZZINI: Non so se l'Inter sia pazza, so solo che lì mi trovo molto bene. E se vi circola un'aria pazzerella, non mi dispiace proprio.

SOCRATE: Ma dimmi pazzo Pazzini, non trovi che la saggeza, più della pazzia, aiuti nella vita? Per farla più serena.

PAZZINI: Proprio tu, che sei conosciuto come un acerrimo nemico della serenità dici questo?

SOCRATE: Sì, sono nemico della serenità, a cominciare da dentro casa, dove sono sempre sull'orlo di un confronto esplosivo con la mia Santippe. Ma un conto è la serenità, un altro la saggezza.

PAZZINI: Per anni sono passato per eccentrico. Ora che sono approdato all'Inter, un luogo mirabilmente tonificante, sono sereno e in più mi sento pazzamente saggio.

SOCRATE: È una vicenda in cui vero e falso si mescolano indistinguibilmente.

PAZZINI: I tre gol che ho segnato subito per l'Inter non sono falsi. Sono veri più del vero.

SOCRATE: Eccesso spettacolare, commovente vanità.

PAZZINI. Suvvia Socrate, lasciami almeno godere di questo momento.


martedì 1 giugno 2010

Guardiola.



SOCRATE: Señor Guardiola, catalano di nascita e di natura, proprio come la crema catalana che noi in Attica chiamiamo crema di Ganimede, lo sa che il suo nome mi ricorda una portineria. Gente che va, gente che viene, gente che passa. Proprio come il suo presidente Laporta che sta per lasciare il Barcelona.

GUARDIOLA: Proprio così, mio eccelso filosofo. I presidenti, gli allenatori, la fortuna, tutti passano e può succedere che passi anch'io. Passiamo come passano le passioni d'amore.

SOCRATE: Però passano anche i dolori. Il tempo guarisce tutte le cose.

GUARDIOLA: Tutte, proprio tutte no. Per esempio il dolore per l'esclusione del Barcelona dalla Champions da parte dell'Inter non è passato per niente.

SOCRATE: A proposito, parlando dell'Inter, lo sa che Moratti ha fatto un pensierino su di lei? Non gli dispiacerebbe averla come allenatore per le prossime stagioni.

GUARDIOLA. Sì, lo so. Ci siamo già parlati, però io, vede, non sono come Mourinho che può cambiare maglia dalla sera alla mattina secondo il sogno che ha fatto nella notte. Io al Barcelona sono molto attaccato.

SOCRATE: Si dice che i sogni di Mourinho siano premonitori. Si dice che abbia sognato di vincere la Champions con il Real.

GUARDIOLA: Lei mi insegna che non bisogna mai fidarsi dei sogni. Sono la cosa più lontana dalla verità perché sono fatti di una materia leggera e inconsistente. Dunque il povero Mourinho dovrebbe stare molto attento. I sogni possono anche trasformarsi in incubi. E un incubo madrileno è l'incubo più incubo che ci sia.

SOCRATE: Ma la verità è anche che Mourinho è un grande allenatore.

GUARDIOLA: Perché io no? Io ho fatto il triplete prima di lui.

SOCRATE: Ma insomma señor Guardiola, andrà ad allenare l'Inter, sì o no?

GUARDIOLA: Dipende. Se per esempio alla presidenza del Barcelona verrà eletto, come sembra, quel gran... di Rosell, allora si può fare. Perché io non lo sopporto e a lui preferirei persino gli italici sofisti.

SOCRATE: Noi in Attica, diciamo "in bocca a Polifemo."

GUARDIOLA: GRAZIE.




giovedì 27 maggio 2010

Moratti



SOCRATE: Presidente Moratti, possiamo dire che le ultime vicende mourinhane hanno lasciato tracce luminose, ma anche enigmatiche?

MORATTI: Lei mi insegna che non si finisce mai di imparare. Uno crede sempre di sapere come fare il meglio, il bene, il giusto e poi si ritrova a constatare che non ha capito niente.

SOCRATE: Ma Mourinho ha sempre avuto per lei un'aurea particolarmente feconda e mi sembra che i risultati, e che risultati, non siano mancati.

MORATTI: Sì, se è per questo, posso dire che i miei soldi li ho spesi bene. Ma il dispiegamento da parte del Lusitano di tutte le nefandezze del tradimento altera di molto gli elementi preesistenti.

SOCRATE: Tradimento lei dice, ma nel comportamento umano ciò è razionalmente ammissibile. Tradire è in fondo amare. Ha visto le scene di pianto fatte con lei, con Materazzi e chissà con quanti altri nello spogliatoio. Non sono forse scene d'amore?

MORATTI: Mah. Se lo dice Lei. Da parte mia non ho intenzione di perdonare niente e tanto per essere chiari voglio indietro i soldi che mi spettano grazie alla clausola rescissoria del contratto. Se il Lusitano pensa che bastino due o tre lacrimucce per sciogliermi il cuore si sbaglia di grosso. E poi non gli permetterò di fregarmi Maicon, Snejider, Milito. Sfascia la casa e si vuol portar via l'argenteria.

SOCRATE: Detto così Mourinho più che un Homo Sapiens sembra un Homo Quaerens, uno che chiede senza tregua.

MORATTI: Proprio così. Tutto quello che mi ha chiesto io gli ho dato. E ora gli dò del taditore. Ha messo l'Inter nella condizione di non potersi godere un attimo di tranquillità. Ora devo pensare al nuovo allenatore. Devo gestire l'inquietudine che serpeggia nello spogliatoio. Devo decidere come calare le mie carte di vendetta.

SOCRATE: Vendetta? Non le sembra un po' troppo, tenuto conto delle soddisfazioni che Mourinho le ha dato?

MORATTI: Gentile Socrate, se permette, adesso il filosofo lo faccio io e le dico che quando ho ingaggiato il Lusitano ho corso i miei rischi. Lo sapevo di acido carattere, inviso ai colleghi, duro da gestire. Tuttavia la speranza di grandi risultati sarebbe priva di senso in un ordine totalmente irrazionale caratterizzato da un'etica arbitraria e assurda.

SOCRATE: Presidente, mi potrebbe dire chi sarà il prossimo allenatore dell'Inter?

MORATTI: Sì. Si avvicini: glielo dico in un orecchio.


giovedì 13 maggio 2010

Mourinho



SOCRATE: Divino portoghese, a cosa stai pensando in questo momento? Alla protezione della Dea Atena?

MOURINHO: Non sto pensando a niente: ciò significa che sto pensando alla partita con il Siena e a quella con il Bayern.

SOCRATE: E chiami niente quello che tutti nell'agorà di Atene chiamano il destino nerazzurro?

MOU: Quello che dicono nell'agorà a me non interessa, anzi posso dire che mi sono stufato di sentire commenti su qualsiasi cosa che mi riguarda, persino sul colore delle mie mutande.

SOCRATE: Mutande?

MOU: Sì, Socrate: sono quelle undertunica per non prendere freddo nelle notti stellate.

SOCRATE: (????) Ma dimmi il vero, divino portoghese, non è per caso che, così assorto, tu non stia pensando alla formazione, bensì ai 50 milioni di dracme che ti ha offerto Florentino Perez per allenare il Real Madrid lasciando orfana l'Inter, proprio sul più bello?

MOU: Da noi in Portogallo questo si chiama "prendere in castagna". Ma, caro Socrate, non saresti anche tu assorto pensando alla cifra, piuttosto che alla filosofia, se ti offrissero 50 milioni di dracme?

SOCRATE: No, io no. Perché sono pienamente d'accordo con Cruijff quando dice che nessun uomo merita una cifra simile. Comunque se è per questo, credo che anche Moratti sia disposto a dartela.

MOU: Sì, ma cambiare aria non fa mai male. Soprattutto fa molto bene alla salute non vedere più quei sofisti-giornalisti italiani. Hai mai avuto a che farci, tu?

SOCRATE: Io ho avuto di molto peggio e ho affinato al limite il mio spirito di sopportazione. Pensa un po' che mi hanno offerto della cicuta a una happy hour. Ma torniamo in tema. Intanto le domande, qui, le faccio io.

MOU: Ok.

SOCRATE: Ti senti pronto per il grande slam, la riprova di tutte le tue virtù?

MOU: Non ti nascondo che come obiettivo è esaltante. La soddisfazione di aver portato una squadra, da sempre tapina, come l'Inter a tali vertici, è impagabile. E se poi non riesco, chi se ne frega.

SOCRATE: Hai qualche altro desiderio?

MOU: Sì. Vorrei chedere ad Armani il motivo per cui ha scelto Cristiano Ronaldo per la pubblicità delle mutande, invece di scegliere me. Così, finalmente tutti avrebbero potuto ammirare cosa c'è di tanto special sotto al grande ONE.

martedì 30 marzo 2010

Diego



SOCRATE: La prima domanda che mi viene da fare a Diego è questa: cos’è il bene per un calciatore?

DIEGO:
Guadagnare un barca di soldi.

SOCRATE:
Sì, questo l’avevo immaginato. Anche i sofisti, qui da noi ad Atene si fanno pagare per insegnare ai giovani a usare i piedi più che la testa.

DIEGO: Perché tu non ti fai pagare? E allora come vivi?

SOCRATE:
Faccio interviste, interrogo la gente per farla ragionare, per aiutarla a essere libera e soprattutto per discutere su cosa è bene e giusto. Per il resto mi bastano un paio di fichi secchi e un sorso d’acqua.

DIEGO: Dunque cos’è bene per un calciatore? Io direi giocare bene, fare tanti gol e, scusami se te lo ripeto, guadagnare una barca di soldi.

SOCRATE: Tu dunque metti in relazione il giocare bene con il guadagnare una barca di dracme.

DIEGO: Sì è così.

SOCRATE: Ma com’è allora che tu non giochi bene e pure guadagni una barca di dracme?

DIEGO: Bisogna stabilire che cosa significa giocare bene. Se tu ad esempio giochi in una squadra che non ti supporta con passaggi e fluidità non è bene e tu non puoi giocare bene.

SOCRATE: Come vedi, il fatto di giocar bene non è legato alla barca di dracme, bensì a un accordo con la tua polis che ha stabilito, in accordo con te, il tuo valore sulla base di una promessa: quello di giocare bene, che ti supporti o meno la squadra. Non essendosi ciò verificato, a mio parere tu dovresti restituire le dracme.

DIEGO: O Socrate, sei forse pazzo? Io non sono come te che vivi con due fichi secchi. Ho una moglie esigente da mantenere, non come la tua Santippe. La mia fa shopping con la mia carta di credito e ti assicuro che sono dolori. E poi la barca, i viaggi, i vestiti, gli investimenti nella mia fazenda in Brasile, eccetera, eccetera.

SOCRATE: Ma non sei un po’ bassino per tutto questo? Con quel baricentro rasoterra?

DIEGO: Ricordati che il miglior vino si trova nelle piccole botti.

SOCRATE:
Sì, i botti. Erano quelli che si aspettavano da te quelli della Juve. E invece, mi sa, che finirà a botte. Sempreché tu non restituisca le dracme.


giovedì 4 marzo 2010

Balotelli



SOCRATE: Caro Supermario, la disposizione benevola che trascende il calcolo è forse un'esperienza che mai hai provato?

BALOTELLI: No. Nemmeno in squadra. Anche quando faccio tutto bene, nei limiti esplicitamente normativi, vengo regolarmente redarguito.

SOCRATE: Chi osa? Mourinho?

BALOTELLI: Osano tutti. Anche se tutti dicono che lo fanno perché mi vogliono bene, perché vogliono che io cresca. Ma io sono già un metro e novanta.

SOCRATE: Balotta, è vero che tifi Milan? Quelli dell'Inter digeriscono male questa idea. Se poi vai allo stadio a vedere il Milan li fai letteralmente impazzire.

BALOTELLI: Ma io lo faccio per il bene dell'Inter. Sono una specie di 007 in avanscoperta per scoprire tutti i segreti rossoneri per capire i quali, ebbene sì, occorre un cuore rossonero.

SOCRATE: Ahi, ahi. Comunque non è che sei un tipetto molto amato. Secondo te è perché non sei un puro ateniese?

BALOTELLI: Ma va! Quelli che mi fischiano lo fanno solo per paura, perché mio caro Socrate, faccio paura. Da solo riesco a mettere in fuga le armate persiane e anche quelle spartane.

SOCRATE: Mourinho ha avuto da ridire sulla tua superlussuosa Mercedes.

BALOTELLI: Anche lui è un invidioso: non ha digerito che la mia auto sia più veloce della sua. Con la mia si cucca meglio.

SOCRATE: Insomma sei un mostro di simpatia.

BALOTELLI: Non dire mostro. Come vedi sono un bel guaglione, bravo, e in più italiano.

SOCRATE: Sì, in effetti. Ma perché il riso non alberga mai sulla tua bocca?

BALOTELLI: È per via delle carie: non ho un sorriso Durban's, quindi tengo le labbra chiuse.

SOCRATE: Beh, qualche volta le apri.

BALOTELLI: Sì, per mandare a quel paese tutti quelli che mi fanno schifo, e sono tanti, oltre a quel tanghero di Lippi che crede di poter vincere i mondiali senza di me.

SOCRATE: Ultimamente parlano un gran bene di te. Sei sulla bocca di tutti.

BALOTELLI: Sì, di tutti quelli che vanno alla stadio per insultarmi. Sono veramente sulla bocca di tutti (gli avversari naturalmente).

SOCRATE: Voglio dire, di tutti quelli che ti vogliono in nazionale.

BALOTELLI: E hanno ragione, perché il futuro dell'Italia sono io. Un futuro nero nero.

venerdì 26 febbraio 2010

Wayne Bridge



SOCRATE: Povero Bridge, ho saputo che hai rinunciato alla nazionale inglese per non incontrare quel soprofita di John Terry.

BRIDGE: Dici bene, oh Socrate. Soprofita è la parola giusta per indicare chi si è nutrito della mia carne.

SOCRATE: Beh, la carne era quella di tua moglie Vanessa.

BRIDGE: Sì, ma apparteneva a me. Lei mi aveva giurato amore eterno, lui mi aveva amicizia eterna e io giuro a entrambi rancore eterno.

SOCRATE: Ma forse esageri Bridge, sai come vanno le cose della vita. Per esempio io sono certo che la mia Santippe non mi ha mai tradito, ma se qualcuno se la pigliasse non mi adombrerei più di tanto.

BRIDGE: Te credo Socrate, brutta com'è, chi vuoi che se la pigli? La mia Vanessa al contrario se la vogliono pigliare tutti e io ho un gran d'affare a tenerla al guinzaglio. Aspettano che vada all'allenamento o sia impegnato in campo per correre e infilarsi nel mio letto. Nel mio letto capisci? Perché se se la portassero in giardino, non avrei niente da ridire. Ma nel mio letto!

SOCRATE: In ogni caso Capello c'è rimasto malissimo.

BRIDGE: Perché anche lui voleva?

SOCRATE: No. Ci è rimasto male per il fatto che hai piantato la nazionale.

BRIDGE: E come potevo fare diversamente? Te lo immagini io e Terry nello spogliatoio? Lì a confrontarci gli attributi per vedere chi fra noi due si meritasse di più la compiacenza di Vanessa?

SOCRATE: Povera Inghilterra!

mercoledì 24 febbraio 2010

Borriello



SOCRATE: Voglio chiederti, Borriello, se tu discendi direttamente da Boria, una delle Erinni più imbronciate.

BORRIELLO: No, Socrate, sbagli. Io bello come sono, discendo direttamente da Apollo. Conosci quel pezzo di Storia che recita: "Borriello, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo (un tempo i palloni erano fatti così) e tutti pesci venivano a galla per giocare con la palla di pelle di pollo fatta da Borriello figlio di Apollo"?

SOCRATE: Conosco la storia, ma non proprio in questi termini. Comunque Apollo era un goleador in quanto ad amplessi. Basta chiedere a Venere.

BORRIELLO: Esattamente come me. Tale il padre, tale il figlio, anche se, permettimi, la Belem, tanto per fare un esempio, è molto meglio di Venere, così pingue, flaccida, indolente.

SOCRATE: Cambiamo discorso, parliamo di calcio. Quest'anno sei letteralmente esploso nel Milan. Hai una media gol impressionante. Cos'è che ti ha fatto migliorare così tanto?

BORRIELLO: Ho cambiato specchio. Così ho potuto rimirarmi meglio e dunque ho preso coscienza delle mie superbe qualità.

SOCRATE: Attento Boriello, non diventare Narciso che poi sai come finiscono i Narcisi.

BORRIELLO: Sì, fra le braccia di Belem.

SOCRATE: E dài, con 'sta Belem! Non ti basta la tua compagna attuale?

BORRIELLO: Io, la Belem c'è l'ho sempre nel cuore e quando segno e insacco è sempre a lei che penso.

SOCRATE: L'amore, l'amore. È quello che predica Leonardo. Come ti trovi con lui?

BORRIELLO: È una brava persona. Un personaggino niente male. Un pezzo di pane. Anzi di pizza.

SOCRATE: Eh già, tu sei napoletano e la pizza ce l'hai nel sangue.

BORRIELLO: Mi ricordo, quando nei dopo partita, io e la Belem ci mangiavamo due margherita a testa e poi a sfinirci di bacetti e carezzucce. Meglio dei massaggi del massaggiatore del Milan.

SOCRATE: Ma sei veramente convinto di essere figlio di Apollo?

BORRIELLO: Certo! Anche la Belem mi diceva sempre: "BELLO, come il sole."

SOCRATE: Ho capito, ti coronava di vezzeggi. Nel senso che ti metteva Corona in testa.


venerdì 12 febbraio 2010

JOHN TERRY



SOCRATE: Salve Mr. Terry. Sappiamo che Lei è appena tornato da Sodoma e Gomorra un po' frastornato e consunto. Come potrei chiamarla?: "colui che cerca sempre di metterla dentro, l'introduttore"?

TERRY: Proprio come dice lei, Socrate. A me piace moltissimo mettere la palla in rete. Nella rete avversaria beninteso.

SOCRATE: Ma le sembra un avversario, un compagno di squadra a cui ha fregato la sua Vanessa?

TERRY: Vanessa! Vanessa! È il nome di una farfalla, e come ogni farfalla che si rispetti vola di fiore in fiore, di pistillo in pistillo. E di fiori al Chelsea ne ha trovati tanti, anche in offerta speciale, in promozione, anche in "prendi cinque" e non paghi nessuno". Anzi, ha corso il rischio di essere pagata, che non è il massimo dello chic.

SOCRATE: Dunque la colpa di tutto questo casino (intendo il Chelsea) è di Vanessa Perroncel, così seducente, tentatrice. E i giocatori, ragazzotti ingenui, hanno volentieri praticato, per orgoglio di squadra, la condivisione dei peni?

TERRY: Senti, protofilosofo, finiamola qua con questa storia. Per me è gia tutto nel dimenticatoio. Io, torno al mio grande amore: Toni.

SOCRATE: Toni ???????

TERRY: Sì. Mia moglie si chiama Toni, e Ancelotti, da buon latino che capisce di queste cose come dice Blatter, non solo non mi ha punito, ma mi ha dato una settimana extra di vacanza così posso raggiungere Toni a Dubai.

SOCRATE: Però un po' le sarà dispiaciuto perdere la fascia di capitano della nazionale inglese.

TERRY: Ho perso la reputazione, ho perso la stima di quei baciapile dei miei compatrioti, stavo per perdere la mia adorata mogliettina: cosa vuoi che sia perdere la fascia di capitano?



martedì 2 febbraio 2010

Del Piero



SOCRATE: Oh, Alessandro Magno, in questi agri momenti bianconeri in cui tutti gli apprezzamenti di valore, come l'umiltà, la rassegnazione, la rinuncia, vengono rovesciati, ti chiedo: ma tu che dieta segui?

DEL PIERO: Un regime di mantenimento.

SOCRATE: Vuoi dire di mantenimento del posto?

DEL PIERO: Esatto. A dire il vero mi nutro anche di timballi di risentimento, una pianta che coltivo personalmente nei campi elisi della Juve. Se penso che sono il migliore, il capitano, il Magno come dici tu, non mi sento per niente valorizzato.

DEL PIERO: Sì. Ma quando dicevo Magno intendevo riferirmi alla tua voracità le cui conseguenze, poi, correggi con le acque della salute.

DEL PIERO: Socrate: ascolta si fa sera, e io devo seguire la mia filosofia dell'eterno ritorno. L'eterno ritorno a casa intendo, dove mi aspetta la mia metà e l'uccello parlante dell'acqua Uliveto.

SOCRATE: Questa faccenda dell'uccello che ti segue ovunque, non pensi che danneggi la tua immagine?

DEL PIERO: No, perché è l'unico con cui posso parlare e lui mi racconta di voli, planate e anche fatti più piccanti data la sua versatilità nel campo erotico.

SOCRATE: Alessandro, raccontami perché nella partita con la Lazio, quando hai segnato su rigore, per altro dubbio, hai gioito smodatamente. Di solito tiri fuori la lingua. Stavolta hai dato l'impressione di tirare fuori gli attributi.

DEL PIERO: Ho gioito come omaggio smodato ai tifosi che se lo meritano un Del Piero così.

SOCRATE: D'accordo, però Zarathustra insegna a essere fedeli alla terra.

DEL PIERO: Cosa vuoi dirmi, di andare a zappare?

SOCRATE: Ma no, intendevo dire di stare con i piedi per terra. Di renderti conto del tempo che passa. Di concepire il divenire come una cosa completamente diversa da ciò che è stato.

DEL PIERO: Ma di cosa blateri vecchiaccio indagato. Non vedi che sono sempre io il migliore? Lo dice anche il mio uccello.



sabato 30 gennaio 2010

Cassano



SOCRATE: Oh, valente Cassano di Bari, detto il malmostoso, certamente conosci la teoria che afferma che ogni cosa è stata causata da un'altra cosa anteriore nel tempo.

CASSANO: Certamente Socrate caro, è l'argomento della causa prima detto anche argomento cosmologico. Per esempio, ora se dovessi lasciare Genova per Firenze (la Fiorentina ha già fatto dei sondaggi con la Samp), la causa di tutto è la pastiglietta dimagrante ingoiata prima della partita da Mutu, detto il rumeno.

SOCRATE: Possiamo allora dire che un'intera serie di cause ed effetti ti hanno condotto a essere ciò che sei.

CASSANO: Dici bene Soc. Se andiamo all'indietro lungo questa catena, troviamo una causa originale, la causa prima: l'incazzatura che mi prendeva fin da piccolo nei vicoli di Bari, per sopravvivere. E' lì che ho imparato a correre, o meglio a scappare dalla causa prima.

SOCRATE: Ma, mio dolcissimo e mite Cassano, se usiamo un argomento analogo rispetto al futuro, dovremmo supporre che ci sarà un effetto finale che non causerà più nulla.

CASSANO: Proprio così. Io già lo vedo il mio futuro. Basta cassanate. Basta liste interminabili di femmine. Piuttosto una cara mogliettina e tanti, tantissimi bambini cassanini.

SOCRATE: Dunque è vero che ti sposi. La data che hai scelto, a giugno, coincide con i mondiali in Sudafrica. Significa che ormai hai perso ogni speranza di essere convocato da Lippi?

CASSANO: Lippi chi?

SOCRATE: Vabbè. Ma dimmi: la tua futura sposa sa fare le orecchiette? Perché da noi, ad Atene, si dice: donne e cazzi amari, non son di Bari.

CASSANO: Le sa fare, le sa fare. E' stata la causa prima dell'essermi messo con lei. Le ho detto "Basta pesto o ti pesto". Perché ogni tanto sai, mi torna a galla quel mio caratterino... E poi col pesto, con tutto quell'aglio, non vorrei che mi trovassero positivo al test antidoping.

SOCRATE: Ma a forza di orecchiette, non è che ingrasserai? Ti abbiamo già visto a Madrid, rotondetto di paella.

CASSANO: So ben io come dimagrire. Non prenderò pastigliette come Mutu. (Ma dove voleva dimagrire il rumeno?) Io le calorie le smaltisco con le donne.

SOCRATE: Dimmi la verità, dolcissimo Cassano: quante migliaia di donne hai avuto?

CASSANO: Vieni vicino: te lo dico in un orecchio.

martedì 26 gennaio 2010

Totti



SOCRATE: Saluto il più grande calciatore italiano, il Pupone nazionale, a cui rivolgo alcune domande che sono sulla punta della lingua di tutti i tifosi juventini e su quella di tutti gli appassionati di.....

TOTTI: Di...?

SOCRATE: Tecniche di tackle e dribbling con partner di eccelso valore come tua moglie Ilary che noi in Attica paragoniamo alla mitica Elena.

TOTTI: Socrate, Socrate. Non stai ai patti. Ti avevo concesso questa intervista alla condizione che si parlasse solo di calcio.

SOCRATE: Hai ragione. Torno subito nel solco (quello calcistico intendo). Allora, cosa hai provato a segnare per la prima volta nella tua storia gloriosa a Torino contro la Juve?

TOTTI: Un'emozione fortissima. È stato come il pathos della prima volta. In più ho vissuto la cosa come una vendetta punitiva verso una tifoseria che per 90 minuti ha urlato cori offensivissimi contro di me e la mia famiglia. Inaudito.

SOCRATE: Nelle cose della vita ci sono sempre delle priorità. Qual è per te la più importante? Segnare un gol, conquistare una bella donna, o portare a spasso i bambini?

TOTTI: Veramente preferisco portare a spasso il mio cagnetto. La fa dove gli pare e non ho l'obbligo di lavarlo e cambiarlo. Il mio cagnetto me lo porto anche a Trigoria per gli allenamenti. Gli manca la parola.

SOCRATE: Attento Totti: si dice che l'uomo dimora nel linguaggio, ma il cane è escluso da questa caratteristica che fa dell'uomo, soprattutto se è un calciatore, un essere superiore. Non puoi mettere in relazione un uomo con un cane parlando di linguaggio.

TOTTI: Veramente ho detto che gli manca la parola, no il linguaggio. Di questo ne ha da vendere. Vedessi come lecca, ha una lingua così il mio Gigetto.

SOCRATE: Come ti trovi con Ranieri, il Claudio gladiatore?

TOTTI: Così, così: mi irrita quando negli allenamenti pretende che ci si rivolga a lui in questo modo: AVE CLAUDI, PEDATORES TE SALUTANT. A me non piace parlare latino, anche in casa non lo parliamo mai, solo romanesco. Il latino mi sa di vecchio, poco "up to date". Io sono invece per la modernità: per esempio, invece di andare in campo, io le partite le giocherei al Soccer Today della Playstation.

SOCRATE: Totti, conserva questa tua anima gioconda, che credimi è un dono degli dei. Hai tutta Roma ai tuoi piedi.

TOTTI: Sì, volemose bene.

SOCRATE: Sì.



sabato 23 gennaio 2010

Ronaldinho



SOCRATE: Che la giornata ti arrida Ronaldinho, come già, ne sono sicuro, ti ha arriso la notte.

DINHO: Buona giornata anche a te, Socrate. Ti porto i saluti di Socrates, ex Fiorentina, un tuo parente.

SOCRATE:
Sì, figurati. Comunque i parenti è meglio averli lontani, sia nello spazio che nel tempo. Mi ricordo che un giorno sono venuti i cugini di Santippe, mia moglie, ed è stato un grande disastro. Un casino indescrivibile. Un rumore! Pensa che un cognato ha suonato i bonghi per tutta la giornata. Te lo immagini? E mia moglie a dire: senti com'è bravo, senti che armonie da Parnaso, non come te che sei a zonzo tutto il giorno a perdere tempo con questi tuoi allievi a cui insegni so ben io cosa. Vedrai, finirai sotto processo per corruzione dei giovani e per empietà verso gli dei.

DINHO: Io piacerei moltissimo a tua moglie Santippe.

SOCRATE: Perché dunque, questa sicurezza?

DINHO: Perché anch'io suono i bonghi: me li porto persino nello spogliatoio del Milan, anche se adesso me l'hanno proibito, perché qualche mio compagno ha dato segni di nervosismo incontrollato. Per fortuna a casa li suono sempre. Perché la musica mi piace, ce l'ho nel sangue, specie quella delicata, quella colta, quella che ti mette in armonia con il mondo. E ai miei parenti piace.

SOCRATE: Ecco dunque a cosa servono i parenti. A sostenerti. A coccolarti. Sarà per questo che hai superato quel momento di svogliatezza e apatia che tanto aveva preoccupato il Milan. Parenti così sono preziosi. Ti nascondono le brutte cose. Per esempio non ti dicono che sei simpatico ma bruttino. Ti tacciono che sei chiamato il "dentone". Invece ognuno deve "conoscere se stesso" anche se non raggiunge quello che noi greci chiamiamo il kalokagatòs, cioè il "bello" e "l'armonioso".

DINHO: Ha ragione Platone, o Socrate, quando dice che sei come una torpedine di mare che intorpidisce chi la tocca: allo stesso modo getti il dubbio e l'inquietudine nell'animo di coloro che avvicini, come me, ora.

SOCRATE: E qual è il dubbio che ti avrei instillato?

DINHO: Di non essere bello e armonioso, di non essere kalokagatòs che per noi in Brasile è una parola un po' volgare. Di avere dei dentoni. Ecco perché non suono il flauto traverso, bensì i bonghi. E ti dirò che mi hai pure intristito. Adesso mi ha preso una saudade fortissima e non andrò ad allenarmi. Io voglio sentirmi amato e osannato.

SOCRATE: Per questo ti consiglio, visto il carattere roccioso che ti ritrovi, di suonare i bonghi nel condominio dove vivi con i tuoi parenti e vedrai che cagnara da Carnevale di Rio che scateni, e poi vai a rilassarti in campo a dar spettacolo, non con le mani, non con i denti, ma con i tuoi piedini ronaldinhi.


venerdì 22 gennaio 2010

Ibrahimovic



SOCRATE: Dimmi Ibra carissimo, il premio Aic che ti è stato assegnato come migliore calciatore straniero ha un significato importante per te?

IBRAHIMOVIC: Certo, Socrate. Mi gratifica molto essere stato votato il migliore.

SOCRATE: Sì, ma qual è esattamente il significato di migliore? Migliore come virtuoso, o come il più opportunista (si è sempre detto che sei un incorreggibile cambia bandiera) o come quello che fa più dracme?

IBRA:
Credo di essere stato votato perché sono il più bravo.

SOCRATE: Ho capito, ma siamo d'accapo, cosa significa bravo? Il più bravo nel gioco, il più bravo ad approffitarsene, il più bravo a fare soldi?

IBRA: Ma fare soldi non è un delitto.

SOCRATE: D'accordo. Ma allora la menzione avrebbe dovuto essere "al più dotato nel fare finanza con i piedi", dando per scontato che con la testa ci riesci meno.

IBRA: Sia come sia, con il costo della vita oggi alle stelle, guadagnare bene non è una cattiva idea. Del resto non dimenticare che lasciando Moratti per la Catalogna mi sono decurtato lo stipendio.

SOCRATE: Sì, ma hai aumentato gli introiti pubblicitari. Vedi, caro Ibra, se essere il più bravo nel gioco porta anche a essere il più pagato e il più richiesto, allora essere il migliore vuol dire essere tutte queste cose insieme.

IBRA: Socrate, parli come un libro stampato.

SOCRATE: Non dirlo, nemmeno per scherzo. Io non ho mai scritto una riga in tutta la mia vita: sono contrarissimo alla scrittura. Tutto ciò che si sa sul mio modo di pensare l'ha scritto Platone. Ma dimmi Ibra, si dice che tu arrivato al Barcellona avresti preteso di guadagnare più di Messi non fosse che per una dracma in più. Di uno così, noi in Attica diciamo "che figlio di Atena".

IBRA: Mi sembra giusto, se sono il migliore devo essere pagato come il migliore.

SOCRATE: Ma se la virtù è la tua dote migliore, ciò significa che può essere pesata in dracme o in euro o in corone svedesi. E' come pesare l'anima.

IBRA: Sì. La mia anima pesa. E non 21 grammi come ci hanno raccontato al cinema.