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lunedì 8 marzo 2010

INTER VS GENOA. ESERCIZIO SULLE FINALITA'.

Qual è lo strumento che ci fa salire dal particolare (zeru a zeru al pesto genovese) all'universale (il valore dell'Inter nel campionato e in Europa)?

Platone ammette quattro gradi di conoscenza. Due inferiori: la sensazione (che la squadra sia snervata, anche se ciò che abbiamo interpretato come flemma è forse dovuto alla pestata della tattica genovese) e l'opinione (senza Mourinho in panchina la squadra è come orfana di guida. Ma a dire il vero, anche con Mourinho, quattro pareggi nelle ultime cinque partite non è da obiettivo scudetto).

I due gradi superiori indicatici da Platone attuano il distacco dai sensi, cioè da ciò che si vede in campo. Nel terzo grado, la ragione tiene ancora presenti le immagini della partita (laida lentezza, tranne negli ultimi venti minuti in cui l'Inter si scuote e potrebbe anche vincere) contemplando le cose della realtà nei loro rapporti numerici (+ 4 dal Milan quando avrebbero potuto essere +6).

Il quarto grado si attua nella dialettica. Essa presuppone la rottura delle catene che ci tengono legati entro la caverna e ci porta di fronte alla realtà che sta fuori di essa: è l'intuizione della realtà vista nella sua immediatezza, senza intermediari di sorta (amore cieco del tifoso, errori arbitrali, muntariate, teatralità mourinhose, l'alibi delle assenze).

Quo vadis Inter?