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lunedì 15 marzo 2010

JUVENTUS VS SIENA. CONTRARI IN EQUILIBRIO.

Anassimandro fu il primo a introdurre nei fenomeni calcistici naturali il concetto di legge, ricavandolo dall'esperienza sui campi di gioco. Secondo lui l'unità primitiva da cui, nella Juve, tutto deriva, non è più l'acqua ma qualcosa di maggiormente indeterminato: l'ápeiron cui attribuisce carattere di infinito (nel senso che la squadra non appare mai quella definitiva che dovrebbe essere), di atemporalità (quanto tempo ancora manca per una vera messa a punto?) e di dominio (ricordate la vecchia Juve?) per cui nascere (come nuova compagine) significa separarsi dall'indistinzione dell'origine. Ma di tale separazione paga il fio, nell'ordine del tempo: infatti stiamo sempre aspettando.

Lo stesso dicasi del ritorno ciclico delle cose che Anassimandro coglie analogicamente nei cicli stagionali. C'è da chiedersi se nella partita con il Siena (3 a 3 dopo che la Juve era in vantaggio per 3 a 0) siamo nel ritorno della primavera, oppure se non si tratti di un cenno d'autunno: Dio non voglia sia un colpo di coda dell'inverno.

Quel che permane in modo eterno e necessario è appunto il ritmo generatore dell'áperion juventino, limite e legge del cosmo.