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sabato 15 maggio 2010

Milan vs Juventus. L'ospite più inquietante.

Nietzsche apostrofava il nichilismo come il più inquietante degli ospiti. A noi pare che la partita Milan/Iuventus, al di là del risultato vistoso (3 a 0 per il Milan), per essere una fin de saison, riproponga in modo significativo il problema del nichilismo. Anzi dei due nichilismi, perché quello del Milan non è della stessa razza di quello della Juve. Allora vediamo.

Partiamo dall’ospite (non quello inquietante, ma quello bianconero). Questo sembra interpretare alla perfezione l’uomo (anzi il giocatore) contemporaneo, immerso in una situazione di incertezza e di precarietà. La sua condizione è simile a quella di un viandante che per lungo tempo ha camminato su una superficie ghiacciata, ma che con il disgelo avverte che la banchina si mette in movimento e va spezzandosi in mille lastroni (quanti lasceranno la Juve a fine campionato?). La superficie dei valori e dei concetti tradizionali è in frantumi e la prosecuzione del cammino risulta difficile.

Per il Milan invece il nichilismo è emerso come problema inaspettato in tutta la sua virulenza e vastità, soprattutto alla nascita dell’idealismo di Leonardo che non è stato in grado di approfondire il tema generale e ha pensato di superarlo con la fantasia (quale espressione dei tentativi artistici di bypassare la potenza del negativo per non viverne le conseguenze). Esso ha portato alla superficie il tipico malessere profondo nichilista che ora fende, come una crepa, l’autocomprensione della squadra. Fa impressione soprattutto la virulenta contestazione a mezzo striscioni contro Berlusconi.

Dunque, qual è allora l’atteggiamento da tenere nei confronti della decomposizione delle società e del decadimento delle sue forze vitali? Che fare di fronte all’incapacità di domare, in forza di un principio, la contraddizione che emerge dalle pulsioni fisiologiche? Forse un altro punto di vista, quello “psicologico” può essere in grado di vedere in positivo la situazione, cogliendo non soltanto gli aspetti organizzativi, l’allenatore, la rosa-giocatori, ma anche i “valori estetici” che trovano eco anche in Nietzsche. E troverebbero entusiasmo negli stadi.