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lunedì 1 febbraio 2010

MILAN VS LIVORNO. TESTIMONIANZE DEI SENSI.

Avevamo visto con i nostri occhi il Milan champagne, stupefacente, con 6 giocatori a difendere e gli altri 4 all'attacco. Avevamo toccato con mano la messe di risultati, punti e bel gioco. Avevamo sentito con le nostre orecchie lo stormir del vento delle vittorie. Avevamo annusato la voglia di contrastare l'Inter sulle barricate delle vette di classifica. Oggi, dopo Milan-Livorno, (uno a uno, a San Siro) il gusto è un po' diverso.

ambrosini2
Illustration by Franzi.

Lo scetticismo è la concezione secondo cui non possiamo conoscere nulla con certezza e c'è sempre qualche ragione per dubitare anche delle nostre credenze sul mondo più fondamentali.

Alla filosofia del calcio, compresa quella brasilera di Leonardo, gli argomenti scettici tentano di mostrare che i nostri modi tradizionali di indagare il mondo non sono affidabili e che non ci garantiscono una conoscenza di ciò che è, realmente.

Avevamo visto Ronaldhino sul suo trono imperiale; oggi lo abbiamo rivisto come un imperatore di avanspettacolo. Ci eravamo ostinati a vedere Huntelaar come un "olandese volante" e abbiamo scoperto che è solo olandese. A portare in alto la bandiera rossonera c'è sempre Ambrosini e Leonardo sempreché questi ritrovi l'allegria, l'ottimismo e l'amore. Tocca a lui mettere a fuoco tutti i "sensi" della squadra e cancellare questo senso di scetticismo.



lunedì 18 gennaio 2010

BARI VS INTER. LA PESTE NELLA LETTERATURA E NELL’INTER.

Il tema della peste è onnipresente in letteratura. Lo troviamo nell'epica con Omero, nella tragedia con l'Edipo Re, nella storiografia con Tucidide, nella poesia filosofica con Lucrezio. La peste fa da sfondo alle novelle del Decameron di Boccaccio e a molti romanzi: basti pensare ai Promessi Sposi di Manzoni o alla Peste di Camus. E' un soggetto che attraversa tutti i generi, letterari e non, compreso quello calcistico. In questo momento il fenomeno interessa l'Inter, colpita come non mai da una terribile epidemia di defezioni.

Diego Milito
Illustration by Franzi.

Mourinho ha portato a Bari una rosa completamente decimata o per infortuni o per indisponibilità: Eto'o, Materazzi, Muntari, Santon, Krhin, Stankovic, Chivu, Cambiasso. Già fuori rosa Vieira, Suazo, Mancini. Che Inter rimane? Alcuni di questi giocatori, segnati dal morbo, a Bari hanno giocato almeno per qualche minuto, ma il corpo dell'Inter così debilitato si è prestato alla famelica aggressività del Bari, squadra tutta gioventù, salute, velocità e turgidezze, messa in campo con tattico rigore. Anzi i rigori a suo favore sono stati due.

Shakespeare rivela nel modo più concreto e drammatico che ogni dramma non è che il riallestimento mimetico di un processo di capro espiatorio. Nella partita di Bari si è riprodotto il meccanismo catartico proprio di ogni tragedia, ma l'avvenimento si è preso apertamente gioco dello schema sacrificale: una vera e propria rivelazione dei valori di carattere che si nascondono anche dietro alla pestilenza. E così al culmine del flagello (l'Inter sotto di due gol) la peste, finalmente resa visibile, è stata di conseguenza esorcizzata dal suo stesso eccesso: la pestilenza è il morbo e insieme la cura. In pochi minuti Pandev e Milito pareggiano, entrambi soddisfatti di non essere finiti sull'altare dalla parte del capro espiatorio. Anzi Milito sale lui sull'altare di capocannoniere.



giovedì 14 gennaio 2010

JUVENTUS VS NAPOLI. LA MAGIA COME RISCOSSA.

Il termine magia ha una vastissima applicazione designante l’azione di ricerca, ri-scoperta, e assimilazione di energie concentrate in luoghi nascosti (lo spogliatoio juventino che ha visto un serrato e furioso scambio di vedute fra i giocatori, e solo fra loro). E lì è nata la magia della resurrezione, come creazione e comunicazione di effetti che sovvertono i rapporti di concatenazione e temporalità propri della miseria del reale.


CHIELLINI
Illustration by Franzi.

In campo con il Napoli, per la Coppa Italia, la Juve si presenta con la testa, il cuore e i piedi a posto, dimostrando di sapere ancora giocare a calcio. Magico persino Diego che ha dimostrato non solo con il gol, ma anche nel gioco in generale di essere Diego. Magicissimo Del Piero con i suoi primi due gol stagionali. Supermagico Ferrara che alla serata infestata da tifosi malmostosi ha accordato alla partita un’importante funzione mediatrice fra le potenze disposte nei diversi piani dell’essere
(Bettega, la dirigenza, l’ombra massiccia di Hiddink sullo sfondo), percorsi da correnti di energie simpatiche.

La riscoperta da parte della Juve di un rigoglioso interesse per la magia (lo dimostra l’annientamento del Napoli che si porta a casa, nel celebre golfo mistico di Partenope, tre gol che sembrano proprio lo scioglimento di una fattura), si cementa saldamente con gli studi di antropologia (l’elemento giocatori), di alchimia (formule su formule di gioco), di medicina (speriamo che finisca questo affollamento in infermeria).

Magia bianca, magia nera, i colori della Juve con il loro neopitagorismo, ermetismo e gnosticismo danno appuntamento all’Inter di Mourinho.



giovedì 7 gennaio 2010

MILAN VS GENOA. DE BEATA VITA.

La spice family è atterrata a Milano, lui al Milan, lei in Montenapo. Era già successo lo scorso anno. E così nelle Confessioni della Società Milan Calcio si affronta il tema della memoria e del tempo. La memoria concepita platonicamente come il ricettacolo dei principi primi della scienza calcistica (Esempio: principio della forma. Sarà Beckham il Beckham di prima? Sì, Capello in tribuna si leva tanto di cappello davanti agli assist precisi e geometrici dello spice boy) e del desiderio di felicità (Ah! Tornino i bei tempi del Milan vinci-tutto).
david & victoria beckham
Illustration by Franzi.

Il tempo concepito come distensione dell'anima, rivelazione del soggetto che coglie il passato attraverso la memoria (corro come a vent'anni, dice Ambrosini in una delle più strepitose partite della sua carriera, in cui fra l'altro si procura due rigori) che coglie il presente con l'attenzione (la gara si era messa in salita, ma valori tecnici e straordinaria bravura dei suoi solisti hanno tenuto sotto controllo la partita rifilando infine ben 5 gol al Genoa e subendone due) che coglie il futuro con l'attesa (ma infine qual è la distanza dalla capolista? Otto, sei cinque punti?).

Il Milan ha interpretato alla perfezione la teoria agostiniana della Beata Vita, dove ciò che conta è l'illuminazione (la creatività di gioco, l'originalità), l'importanza della volontà, il profondo senso della storia (la propria). Beata Vita che la spice family, ritornata a Milano (Victoria Beckham: I love Milano. David Beckham: I love Milan) chiamano Dolce Vita. E Milano ama i Beckham, soprattutto lei. Tant'è che alla fine della partita con il Genoa, tutti i tifosi milanisti, l'indice e il medio messi a V, con un'unica voce a gridare: Victoria, Victoria.



martedì 22 dicembre 2009

BARCELLONA VS ESTUDIANTES. TRACTATUS LOGICO-PEDATORIUS.

Da molte parti si è tentata una lettura neopositivistica, non tanto delle potenzialità della squadra catalana, quanto della riduzione di tutti i suoi atti a due tipi di proposizioni: 1, le proposizioni formalmente corrette della logica (che si riducono in fondo a tautologie) e 2, le proposizioni di fatto verificabili solo intuitivamente. Guardiola non condivide questa impostazione e il suo intento è quello di mostrare che la formulazione della squadra catalana si fonda sul fraintendimento della logica.
messi
Illustration by Franzi.

1. Non esistono interpretazioni, ma solo fatti (con buona pace di Nietzsche). Esempio la finale di Abu Dhabi in cui l'Estudiantes ha dominato la partita sino a 3 minuti dalla fine. Logica vuole che tale sforzo fosse premiato e invece no. Il Barcellona pareggia e ai tempi supplementari vince 2 a 1. Come del resto capita spesso nei tornei internazionali al Barcellona. Fino a una manciata di secondi dalla fine, ti dà l'impressione di soccombere e invece....

2. Certi gol di petto sono veramente rari, anche per un campione come Messi e invece l'argentinito controlla il pallone all'altezza del cuore e sembra che lo indirizzi in porta con sei gambe. Un gol illogico e bellissimo.

3. Ci sono cose difficili da spiegare. Oltre che alla bravura sembra entrarci anche la buena suerte, ma su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

Guardiola non fa commenti e piange. Di felicità. E aggiunge: "solo superando le proposizioni logiche del Tractatus ci si sporge oltre il linguaggio e si vede rettamente il mondo". Aggiungendo umilmente, con un abito analitico di tipo descrittivo: " i limiti del Barcellona sono i limiti del mondo".



giovedì 10 dicembre 2009

INTER VS RUBIN KAZAN. L’ELOGIO DELLA PAZZIA.

L’impulso vitale, la beata incoscienza, l’illusione, la temerarietà contenta di sé. In una parola il coraggio vitale finalmente. La partita contro il Rubin Kazan, ha mostrato, come ventilato da Erasmo da Rotterdam, che gli interessi vitali possono squarciare il velo di certe titubanze ed evidenziare le realtà che esse celano.

E allora evviva la pazzia che procura la felicità di sapere di occupare un posto distinto in paradiso.
supermario balotelli
Illustration by Franzi.

Evviva la pazzia di schierare una squadra che scardina i meccanismi difensivi nerazzurri e schiera un 4-2-3-1 a trazione anteriore con due soli mediani (Stankovic e Thiago Motta) più tre punte vere.

Evviva la pazzia di Balotelli che improvvisamente ricordandosi di essere Balotelli (Se saltelli esalti Balotelli) offre, prima, di tacco a Eto’o il pallone da mettere in rete, poi segna egli se stesso medesimo lui con una punizione tirata a 97 kmh (giuro, è scientifico). Imparabile.

Evviva Zanetti che asseconda la pazzia di dimenticarsi dei suoi 36 anni (giuro, è documentato).

Evviva la pazzia dei completini verde campo dei russi, che si mimetizzano, come i camaleonti, con l’erba dello stadio.

Evviva la pazzia del completino bianco virginale di Julio Cesar che contesta la regola che vuole l’abbigliamento del portiere in colori sobri per non dare troppo nell’occhio.

Evviva la pazzia di Murinho che scambia il calcio per una irrimediabile filosofia di guerra permanente tenendoci svegli e accorti.

Evviva la pazzia che rende la vita bella.

sabato 28 novembre 2009

FRANCIA vs IRLANDA: LA MANO DI DIO.

Una delle ultime scene dell’Iliade. Ettore e Achille stanno combattendo all’ultimo sangue: immaginiamoci uno spareggio fra due squadre, diverse per lignaggio e potenzialità. I troiani vedono l’opportunità di una clamorosa affermazione. Gli achei, storditi, invocano i numi, soprattutto Platini.

Ettore spinge con forza la lancia verso lo sterno di Achille che sconsideratamente l’ha lasciato libero dalla difesa dello scudo. Ettore sente di avere la vittoria in pugno, ma Atena, con un graziosissimo abitino a forma di nuvola (un modello copiato dal Fuksas del Palazzo delle Poste di Roma) devia la lancia con una mano. Poi l’Equipe dirà che si era trattato della “ main de dieu” sotto forma di quella di Thierry Henry.

I troiani sono fottuti. In Sudafrica per i Campionati del mondo andrà la Francia.
henry-domenech
Illustration by Franz Iacono.

Cos’era successo? Ma niente: dopo 105 minuti di gioco epico, condito di paure, parossisimi, stress, il braccio di Henry si convince che quella allo stadio Saint Denis non è una partita di calcio bensì di basket, così fa insaccare nella porta dei troiani il più fulgido esempio di mancanza di Etica, di Giustizia (vinca il peggiore!), di Sportività.

Il fine dell’homo calciator è senza dubbio la felicità di fare gol e quello dell’homo calciator dubliniensis è la felicità di fare gol ai Bleus. Ma come dice la saggezza antica la felicità consiste nell’assenza di turbamento (vedi Trapattoni), delle passioni (vedi i giocatori irlandesi), nell’ideale dell’indifferenza e del distacco (vedi Henry che prima imbroglia poi con assoluto candore dice “ mi dispiace”). Il primo ministro irlandese chiede alla Fifa —agli Dei— di ripetere la partita, come fosse possibile ripetere il destino.

venerdì 20 novembre 2009

MILAN vs LAZIO

“Nessuno in Italia, gioca così”. Lapidario Ronaldinho, che con il nuovo modulo di gioco del Milan, si trova finalmente a suo agio e soprattutto si diverte. Proprio come Pato. Proprio come tutti gli altri. La vera rivoluzione è stata l’adesione incondizionata di Leonardo alla filosofia epicurea (e non brasilera come qualcuno afferma) che pone la felicità come fine di tutte le cose umane, calcio compreso.
Ronaldinho
Illustrazione di Franz Iacono.

Il valore della filosofia epicurea sta tutto nel fornire all’uomo un quadruplice farmaco.

1. Libera gli uomini dal timore degli dei (Berlusconi, Galliani) dimostrando che questi, per la loro natura beata non si occupano delle faccende umane e quindi, ad esempio, puoi far giocare Ronaldinho sulla fascia sinistra fottendotene di Zeus Berlusca che lo vorrebbe in area come seconda punta.

2. Libera gli uomini dal timore della morte (sportiva ovviamente). E infatti anche la partita con la Lazio (anche se terminata 0 a 2) ha tenuto la sua spada di Damocle sul collo del Milan fino all’ultimo minuto.

3. Dimostra la facile raggiungibilità del piacere stesso. Lo provano Pirlo e Thiago Silva che alimentano improvvisi micidiali contropiedi.

4. Dimostra la provvisorietà e brevità del dolore. In fondo la crisi Leonardo non è durata molto.


domenica 8 novembre 2009

ATALANTA vs JUVE

Ecco quello che si dice una partita cartesiana: un vero e proprio Discorso sul Metodo. Ferrara ha scoperto il suo “metodo” mediante la considerazione del procedimento matematico più precisamente formulato su ogni possibile dimostrazione che implichi il numero 5. Cinque gol alla Samp. Cinque gol all’Atalanta. Due a tre con il Napoli la cui somma fa ancora 5. Cinque punti dall’Inter dopo il pareggio di questa con la Roma.

Si potrebbe ravvisare uno sconfinamento verso la Kabbala se non fosse che l’anima partenopea di Ferrara spinge verso la Smorfia.

camoranesi
Illustrazione di Franz Iacono.

Dunque il Discorso sul Metodo di Ferrara-Cartesio è consistito a Bergamo nella dichiarazione delle 4 regole fondamentali. La prima, quella dell’evidenza. La Juve parte in tono molto compassato. E’ evidente che il freno a mano corrisponde alla politica del gatto con il topo.

La seconda è quella dell’analisi: la povera Atalanta, debilitata da un'epidemia di influenza, assume chiaramente la veste della vittima sacrificale.

La terza regola è quella della sintesi e quindi Camoranesi trae le conclusioni e attua il suo schema preferito, verticalizzazione e doppietta.

La quarta regola è quella dell’enumerazione che porta inevitabilmente ancora a 5, anche se sul 2 a 3 il topolino nerazzurro ha fatto vedere, ai bianconeri, i sorci verdi.

In questa multietnicità di colori si è sviluppata infine una partita totalmente irrazionale e metafisica che ha fatto dichiarare a Ferrara, dopo partita, “ Non cogito, ergo….”


giovedì 5 novembre 2009

KIEV vs INTER

C’è un modo inaspettato di discettare di calcio: parlare di filosofia. Si propone subito Socrate che dall’alto della sua reputazione proclama che nessuno sa veramente di calcio ed è sapiente solo colui che sa di non sapere. Mourinho si ritrova a pennello nella definizione e mette in campo nell’algida notte di Kiev una formazione che rappresenta un’autentica polemica contro i Sofisti (i sapienti che scrivono di calcio sui giornali).

sneijder
Illustration by Franz Iacono.

Questi, sempre impegnati a spargere dubbi sul mister lusitano, sollecitano una squadra in grado di affrontare in Europa il nodo della verità sulle proprie capacità e conseguenti aspirazioni. Dopo i vivaci sprazzi del debutto (traversa di Sneijder) l’Inter si raggomitola, plausibilmente alla ricerca di conoscere meglio se stessa, come suggerisce l’oracolo di Delfi. E la conoscenza di sé arriva a contemplare un gol micidiale sparato da un nemico storico dei colori nerazzurri: Ševčenko.

Si tratta certamente del momento più limitante e distruttivo dell’incontro, ma anche il giro di boa che porterà Mourinho al riconoscimento della propria ignoranza come condizione di ricerca rigenerativa. Ci sarebbe stato ancora tempo per rimediare? Quali provvedimenti prendere?

Nel secondo tempo Mourinho, visibilmente turbato e inquieto, non si propone di enunciare una nuova dottrina tattica, comunica soltanto lo stimolo e l’interesse per la ricerca. In tal senso egli paragona, come nel Teeteto platonico la sua arte a quella della levatrice, che saggia con ogni mezzo, cambi audaci, fuori intoccabili, dentro magnifici azzardi come Balotelli.

La divinità che lo costringe a far da ostetrico gli vieta però di partorire alcuna scoperta tattica da insegnare agli altri. Quast’arte maieutica non è in realtà che l’arte della ricerca, ma anche del coraggio e, perché no?, della fortuna.

Negli ultimi 5 minuti l’Inter pareggia con uno splendido gol di Milito e infine segna la rete della vittoria grazie all’intervento della dea fortuna, che benda gli occhi dell’arbitro per non fargli vedere il millimetrico fuorigioco di Sneijder che insacca dimostrando a milioni di interisti che, ebbene sì, la felicità esiste.