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lunedì 21 dicembre 2009

INTER VS LAZIO. L'ETERNO FLUIRE CHE STA FERMO LÌ.

Tutto scorre, tutto muta, tutto diviene altro. Eppure la Lazio son più di dieci anni che non vince a san Siro. È l'Inter, con la sua potenza fisica, con il suo vantar sicurezza, con il suo senso di superiorità a spezzare le velleità della Lazio? Certo velleità, se è pur vero che la Lazio ha segnato un solo gol nelle ultime cinque partite. Ma è indubbio che l'Inter, in gol dopo 2o minuti con Eto'o non ha fatto altro che gestire un po' annoiata e distaccata la partita.

Potremmo parlare di una fenomenologia dell'esperienza del corpo animato interista che interrogato direttamente esso appare, come sempre, altro da ciò che è: inoggettivabile.

Sperimentato come attivo, il corpo dell'Inter può trasformarsi subito in passivo e rivelare così uno spazio mobile paradossale dove il dentro e il fuori si incrociano e si rovesciano uno nell'altro. I gesti della percezione con la loro fede primordiale nella sensatezza del mondo, dischiudono all'emozione del tifoso la fonte spontanea del senso di essere interisti, di cui la partita è il prolungamento. È cosi che il tifoso dell'Inter è abituato a soffrire, anche nei momenti che parrebbero i più empirici. È così che anche con la Lazio, fino all'ultimo, avrebbe potuto essere plausibile una castagna sul fuoco.

È così che l'Inter seduce i suoi, dando l'impressione che non si può mai contare sul fatto che l'Inter ci appartenga, che il suo sia un amore corrisposto. Questo è un sentimento che va conquistato minuto per minuto. Partita per partita. Scudetto per scudetto.