Tutto scorre, tutto muta, tutto diviene altro. Eppure la Lazio son più di dieci anni che non vince a san Siro. È l'Inter, con la sua potenza fisica, con il suo vantar sicurezza, con il suo senso di superiorità a spezzare le velleità della Lazio? Certo velleità, se è pur vero che la Lazio ha segnato un solo gol nelle ultime cinque partite. Ma è indubbio che l'Inter, in gol dopo 2o minuti con Eto'o non ha fatto altro che gestire un po' annoiata e distaccata la partita.
Potremmo parlare di una fenomenologia dell'esperienza del corpo animato interista che interrogato direttamente esso appare, come sempre, altro da ciò che è: inoggettivabile.
Sperimentato come attivo, il corpo dell'Inter può trasformarsi subito in passivo e rivelare così uno spazio mobile paradossale dove il dentro e il fuori si incrociano e si rovesciano uno nell'altro. I gesti della percezione con la loro fede primordiale nella sensatezza del mondo, dischiudono all'emozione del tifoso la fonte spontanea del senso di essere interisti, di cui la partita è il prolungamento. È cosi che il tifoso dell'Inter è abituato a soffrire, anche nei momenti che parrebbero i più empirici. È così che anche con la Lazio, fino all'ultimo, avrebbe potuto essere plausibile una castagna sul fuoco.
È così che l'Inter seduce i suoi, dando l'impressione che non si può mai contare sul fatto che l'Inter ci appartenga, che il suo sia un amore corrisposto. Questo è un sentimento che va conquistato minuto per minuto. Partita per partita. Scudetto per scudetto.
#ItaliaNigeria, vista da Twitter
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