Ovunque la fortuna si chiama con il nome del fondoschiena. A Parma, terra gentile si chiama culatello. E invero la Juventus ne ha avuto una discreta dose, quando l'autogol di Castellini regala i tre punti finali ai bianconeri.
Nel mistero dell'essere Juve, oggi, l'essere juventino si presenta non come un problema da risolvere a tavolino, nella sala riunioni della società, presente Bettega, ma come un "mistero" non definibile concettualmente, che non si può possedere o controllare e che richiede di essere riconosciuto come qualcosa che ci supera e a cui dobbiamo portare ascolto. Ascoltare l'essere non è una forma di passività, ma di attività che si traduce in azioni concrete di unione come la fiducia e la consapevolezza d'essere un gruppo di eccellenti, anziché di rottura e di separazione.
Parte bene la Juve, quando dopo solo tre minuti Salihamidzic sorprende il Parma. Ma Amauri e Diego hanno in effetti smarrito la via della porta avversaria per tutta la partita, anche se le loro accelerazioni sono una promessa per il futuro. Il Parma ce la mette tutta, ma la Juve butta il cuore oltre l'ostacolo ed è il carattere a vincere non il bel goco.
Il gioco bello dunque è ancora lontano dai 22 arti inferiori degli juventini in campo, ma la squadra sembra aver affrontato finalmente il progetto di ricostruire razionalmente la realtà a partire da alcuni concetti fondamentali che corrispondono a dati immediati: la ritrovata combattività, l'orgoglio, l'autostima, l'idea che i danni vanno limitati.
E poi una bella fetta di culatello non guasta mai.
#ItaliaNigeria, vista da Twitter
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