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domenica 21 febbraio 2010

BOLOGNA VS JUVENTUS. IL NOI CONSAPEVOLE.

Zaccheroni, a Bologna, ha dimostrato di voler ridurre tutte le virtù alla sola conoscenza e al sapere: l'autodominio juventino è concepito come il dominio della ragione (l'importante è vincere) sugli istinti (l'estro, la creatività pura, la fantasia); la libertà come una fuga (foga) dalle passioni; l'autarchia come l'affermazione che la ragione e la virtù bastano da sole a guidare i giocatori e, in una nuova dimensione interiore, a dare la felicità (alla squadra, a Zaccheroni, ai tifosi, alla Società, all'Italia, a Emanuele Filiberto cantante).

Diego segna subito e ipoteca la partita che finisce 1 a 2 per la Juve, rinfrancata dalla Filosofia Zac.
Certamente questo privilegio concesso alla ragione finisce con l'attenuare il ruolo della volontà, vincolando l'agire dei giocatori a una sorta di determinismo logico che porta a conclusioni paradossali come quella che afferma che nessuno pecca (sbaglia) volontariamente (mica l'ho fatto apposta) o che basta conoscere il bene (il gioco come Juve comanda) per metterlo in atto.