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domenica 28 marzo 2010

ROMA VS INTER. IL MONDO COME VOLONTA'.

Se il mondo fosse solo rappresentazione si ridurrebbe a una visione fantastica o a un sogno inconsistente. Fermiamoci qui. La visione fantastica è lo stadio Olimpico di Roma dove si rappresenta la scena madre del campionato: la Roma in singolar tenzone con l'Inter. Il sogno in-consistente è quello di sorpassare i nerazzurri sul filo del rasoio.

Ma il mondo non è solo rappresentazione: ha un noumeno che è la volontà. Infatti le due squadre non sono date soltanto come fenomeno, ma sono date anche come forma più intrinseca che è la volontà. Si ritiene comunemente che le azioni e i movimenti della squadra siano gli effetti della volontà. Per Schopenhauer, ieri in tribuna seduto fra due ministri, sono la volontà stessa nella sua manifestazione oggettiva. Dunque la squadra non è che l'oggettività della volontà che diventa la realtà interna di cui la partita è rappresentazione.

Sarebbe interessante capire le due volontà che si sono scontrate. Quella della Roma: vogliamo vincere per facilitare la caduta dello scudetto nelle nostre mani. Quella dell'Inter: vogliamo vincere per tenere a distanza gli inseguitori. Poi s'è visto che le due volontà non sono dello stesso impatto e una delle due soccombe.

Bella partita. 2 a 1 per la Roma. Dunque rappresentazione in linea con la volontà della Roma. Dichiarazione di Ranieri: se l'Inter vuol perdere lo scudetto, noi siamo pronti ad acchiapparlo. (Bisogna vedere se, oltre all'Inter, anche il Milan è d'accordo.) Dichiarazione di Milito: siamo sempre davanti noi, dunque abbiamo molte più probabilità che lo scudetto sia nostro.

Poi c'è sempre qualcuno non in linea né con la volonta, né con la rappresentazione. È Júlio César che porta al guinzaglio una delle più grosse papere mai viste dai tempi di Dida.