Il ragionamento di Zenone, discepolo di Parmenide, parlando della Juventus è semplice: perché esista una molteplicità devono esistere molteplici unità (i singoli giocatori, ma anche l'allenatore, la società, tutti coinvolti in quel fenomeno complesso e unitario che si chiama Juve).
Ora, siccome non è possibile fissare un limite alla divisibilità di un ente (sempre della Juve sta parlando Zenone) queste molteplici unità sono di numero infinito (quanti giocatori, quante differenti personalità e competenze convivono in ogni singolo giocatore?). Se poi ciascuna di queste infinite unità ha un'estensione (qualche volte si muovono e anche bene, avete visto?), per quanto minima, la squadra/molteplice che compongono risulterà spazialmente infinita (cioè non sta in campo) in quanto somma di infinite estensioni (ognuno va per conto proprio).
Se invece le unità costitutive (sempre loro, i giocatori) non fossero dotate di estensione, se insomma la loro estensione fosse uguale a 0, il corpo composto equivarrebbe alla somma di infiniti 0 e dunque scomparirebbe nel nulla. Comunque la si giri resta un bel problema.
L'estensione di Cassano si è impattata con la non-estensione di Chimenti, procurando un 1 a 0, cioè il confine tra essere e non essere. Decima sconfitta in campionato per la Juve. Un molteplice ente da ripensare.
#ItaliaNigeria, vista da Twitter
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