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lunedì 21 febbraio 2011

Chievo vs Milan. Propedeutica allo scudetto?

Allegri, come Isocrate, non crede che la vicenda professionale del calciatore possa essere compresa e organizzata secondo piani di verità da una scienza e dal suo metodo.

Si tratta piuttosto di una serie di occasioni, di circostanze mutevoli e imprevedibili che il calciatore (e prima di lui l'allenatore) deve prepararsi a intuire e fronteggiare.

In questa paziente preparazione alla partita, e durante la partita, consiste l'unico scopo della scienza calcistica, che dovrà quindi riassumere dottrina teorica e abilità di attuazione in un programma di largo respiro: largo quanto la durata della partita.

Ma com'è possibile l'insegnamento e le indicazioni ai calciatori se mancano metodi di comprensione (Cassano, per esempio, ha capito cosa e come fare nel Milan?) e di previsione oggettivi, se la storia si frantuma in una serie di occasioni imprevedibili?

Essenzialmente tramite la persuasione retorica (siamo i migliori e dobbiamo tenere l'Inter lontana mille miglia). Ed è qui che la storia della partita serve come pretesto di magniloquenza romanzesca offerta dalle res gestae dell'incontro (eravamo in vantaggio, grazie anche a un fallo di mano, poi il caparbio Chievo ci ha raggiunto, infine abbiamo sostituito Cassano con un altro eroe fresco, Pato, e gli dei ci sono venuti incontro. Abbiamo eroicamente vinto 2 a 1).

Una vittoria che si può spendere come propaganda milanista (siamo primi, ma quale mai remontada dell'Inter!) e Allegri e Galliani se ne valgono spesso.