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mercoledì 2 dicembre 2009

BARCELONA vs REAL. LA VOLONTA’ DI POTENZA.

Il calciatore, come l’uomo, deve essere superato, dice Zarathustra. Il supercalciatore è il senso dello stadio, la sua terra. Il calciatore è una corda tesa tra la bestia e il supercalciatore, una corda sull’abisso. Il supercalciatore è l’espressione e l’incarnazione della volontà di potenza.

La volontà di potenza determina le nuove valutazioni (i debiti del Real ammontano a 560 milioni di euro, mentre quelli del Barcellona sono solo 440) che sono a fondamento dell’esistenza del supergiocatore. Il giocatore deve essere superato: ciò vuol dire che tutti i valori della morale corrente, che è una morale da gregge e tende al livellamento, devono essere trasmutati.

La partita Barcelona-Real si sviluppa in questa ottica, dove la filosofia del superuomo coinvolge 22 montati che si prendono maledettamente sul serio. La prima palla gol nasce da un’azione orizzontale in cui il super Kakà apre al super Ronaldo su cui Valdés fa un super miracolo. Le due superstar entrano ed escono dalla partita come rappresentazioni mentali. Diarra e Marcelo spezzano senza grandi affanni i tentativi di trama del Barça e da parte sua Puyol si produce in tre salvataggi in perfetto paradigma superuomo del pallone. Henry, supergiocatore a corrente alterna, finisce puntualmente in fuorigioco. Il resto del tridente è composto da Messi al rientro da un infortunio e da Iniesta (dici poco?)

Ibrahimovic (questo addirittura doppio super) entra al quarto della ripresa e dopo pochi minuti segna uno di quei gol che segnano per sempre la superepoca.

Dopo il gol è come se il Real realizzasse di essere effettivamente inferiore al Barça che infatti si riprende sicurezza e metri in campo nonostante giochi in dieci. Anche Messi cresce e comincia a tener palla come lui solo sa fare e ha anche il tempo di mangiarsi il 2 a 0 tutto solo davanti a Casillas.

La formula per la grandezza del giocatore, dice Nietzsche, è amor fati. Questo amore lo libera dalla servitù del passato (ma quanti gol ho segnato?) giacché ciò che è stato si trasforma in ciò che io volevo che fosse (non voglio umiliare il povero Casillas).