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lunedì 14 dicembre 2009

MILAN VS PALERMO. PANTA REI.

Il punto di partenza di Leonardo è la constatazione dell'incessante divenire delle cose. La partita di calcio, pertanto, è un flusso perenne. Per la velocità del movimento tutto si disperde e si ricompone di nuovo. Tutto viene e va.

In questa massima si sottolinea come una squadra non possa mai fare la stessa esperienza due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge naturale del tempo: quello che ho fatto ieri, o anche solo un minuto fa, non può ripetersi tale e quale, alle stesse condizioni e nello stesso contesto.

E' per questo che l'impostazione champagne-brasilera del Milan non risponde sempre alle stesse intenzioni e condizioni. Gli avversari per esempio, constatando che questo modo di impostare la squadra lascia ampi spazi per inserirsi facilmente nelle frizzanti e allegre linee champagnine della difesa, cominciano a mettere in pratica tecniche adeguate per stappare le bottiglie e divertirsi un mondo a trafiggere il prevedibile Milan.

E' così che Miccoli al 4' e al 17' del secondo tempo tramortisce San Siro, prima segnando con un pezzo forte del suo repertorio un gol carioca che più carioca non si può, poi come un funambolo appoggia a un altro funambolo, Pastore, che segna. Zero a due. Solito sbilanciamento della squadra di Leonardo, ma si sa l'aggettivo "solito" nel calcio dell'eterno divenire, non è di casa, anzi di porta.